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Storia del servizio elettrico a Parma


La storia dell'elettricità a Parma parte, alla fine dell'800, dalla necessità di sostituire l'antico sistema di illuminazione a gas o a petrolio, con un sistema nuovo, più pulito e sicuro, appunto quello elettrico. Gli inizi risalgono al 1885, quando i proprietari dell'antico caffè Cavour, situato sull'omonima strada, decisero di servirsi di un piccolo motore a gas della potenza di tre cavalli, che azionava a sua volta una dinamo sufficiente per illuminare il locale. Pare che il sistema funzionasse talmente bene da essere riprodotto nel 1887 con l'installazione di una macchina a vapore, questa volta della potenza di 40 cavalli, per fornire l'energia necessaria ad alimentare una ventina di lampade ad arco che illuminarono a giorno l'Esposizione Agricola Industriale che si tenne nell'ottobre di quell'anno, contribuendo a determinarne il successo. Il macchinario, una volta terminata l'Esposizione, venne ricollocato nel vecchio mulino di San Paolo, in Borgo Parmigianino (allora Borgo delle Asse), furono stese le condutture elettriche e, sul finire del 1887, iniziò la distribuzione dell'elettricità, che alimentava in tutto un centinaio di lampade, lungo strada Cavour, Piazza Garibaldi e via Melloni. Sulle prime la popolazione era diffidente, ma i vantaggi del nuovo sistema, che allontanava dalle case rischi di incendio e di scoppio e che si era rivelato, alla prova dei fatti, molto più efficiente del precedente, conquistò gli abitanti. La macchina a vapore non bastava più a soddisfare le richieste per cui, il 27 dicembre 1888, venne costituita la Società Parmense per l'Illuminazione Elettrica con un capitale di 150.000 Lire di allora.

Si cercò poi di reperire un posto adatto dove installare nuovi macchinari e si decise di utilizzare i locali dell'antico molino di Vicolo del Vescovado, ove vennero installate le nuove caldaie, le macchine a vapore e i generatori. E finalmente, l'8 novembre 1890, quando vennero accese 35 lampade ad arco lungo le vie del centro, iniziava a Parma l'illuminazione pubblica ad elettricità sotto lo sguardo compiaciuto dei cittadini.

Si arrivò quindi al 1903, quando la Giunta Comunale, presieduta dal Sindaco Senatore Mariotti, in considerazione degli enormi benefici al progresso ed allo sviluppo della città che sarebbero scaturiti da una diffusione capillare dell'elettricità, proposero al Consiglio Comunale di municipalizzare il servizio riscattandolo dalla Società Parmense, avvalendosi dell'appena promulgata legge sulla municipalizzazione. Il 19 novembre 1904 il Consiglio approvava all'unanimità ed i cittadini, il 12 marzo 1905, confermavano con un referendum la scelta effettuata dagli amministratori: era nata l'Azienda Elettrica Comunale, in primis presieduta dal Sindaco Mariotti e poi dall'Assessore Luigi Pacetti che era stato il mentore di tutta l'operazione e che assunse la carica di Presidente f.f..

Ben presto, con il continuo aumento della richiesta elettrica, l'officina del Vescovado si rivelò ampiamente insufficiente sia per tipologia di macchinari installati che per la modesta potenza erogata. Si decise pertanto di trasferire la centrale di produzione nell'edificio dell'ex chiesa di San Paolo. Venne sostituita la centralina a vapore con un più moderno complesso di quattro generatori a gas povero di carbone della potenza di 150 cavalli ciascuno che generavano corrente continua a 125 Volt ed una batteria di accumulatori. Stante il costante aumento della richiesta di energia, nel 1907 venne stipulato il primo contratto di fornitura di energia elettrica a corrente alternata trifase 42 Hz 3600 Volt con la Società Emiliana di Esercizi Elettrici (vedi finestra), dimodochè, assieme al potente generatore diesel da 500 HP che venne di lì a poco installato, si poté assicurare la regolarità del servizio agli utenti pubblici e privati. Per alimentare la rete cittadina esistevano anche tre centraline idroelettriche che erano situate appena fuori la città ed utilizzavano la caduta delle acque del canale Naviglio Taro, del canale Maggiore e del canale Comune. Due di queste centrali erano munite anche di motori collegati a generatori  ausiliari per sopperire alle necessità durante i mesi in cui l'acqua dei canali doveva essere utilizzata per l'irrigazione dei campi. Il Comune perseguì anche una politica tariffaria che agevolò il rapido diffondersi dell'elettricità, e questo contribuì non poco allo sviluppo economico e sociale della città.

L'energia che veniva erogata a quel tempo era costituita da corrente continua, che veniva generata con le dinamo ed aveva l'indiscutibile vantaggio di poter essere direttamente integrata da batterie di accumulatori in caso di blocco dei generatori. La corrente continua presentava tuttavia il grave difetto delle perdite dovute al trasporto (si stima che quasi il 50% dell'energia erogata al tempo andasse perduta). Dopo il primo conflitto mondiale cominciarono pertanto a diffondersi i sistemi di distribuzione a corrente alternata: anche a Parma, nel 1930, vi fu la prima applicazione della nuova tecnologia, che consentiva il trasporto dell'energia ad alta tensione a lunga distanza e la sua agevole ritrasformazione in bassa tensione sul luogo dove si utilizzava, eliminando le perdite lungo le linee. La prima a beneficiare dell'innovazione tecnologica fu l'illuminazione pubblica della zona compresa  tra il torrente Parma, la Via Emilia Est e la Via Mantova, e, di lì a poco (1933), tutta la rete di illuminazione cittadina. Nel 1931 iniziarono anche i lavori per la trasformazione della corrente distribuita ai privati da continua ad alternata: fu un'opera molto complessa, sia per i problemi tecnici (ricordiamo che le apparecchiature in dotazione ai privati, fin dagli inizi del secolo, erano alimentati a corrente continua) sia per gli eventi bellici che seguirono: le opere di adeguamento furono terminate solo nel marzo del 1951. Si dovettero infatti costruire tutte le cabine di trasformazione necessarie, sostituire i cavi sino ad allora utilizzati, ed i lavori vennero interrotti durante la guerra a causa dei divieti imposti all'utilizzo del rame nelle condutture ma più in generale per la penuria dei materiali e la situazione generale del paese (l'esercizio del 1944 si chiuse in perdita, il primo dopo quarant'anni). Nell'immediato dopoguerra si dovettero riparare i gravi danni che la rete elettrica aveva subito e riprendere la conversione della rete da corrente continua ad alternata: dal 1948 al 1951 vennero installate ben 17 nuove cabine di trasformazione. Gli sforzi fatti furono ben presto ripagati in quanto il rendimento degli impianti cominciò gradualmente a migliorare passando dal 66,38% del 1945 all'83,72% del 1951: un grande risultato se si pensa alle enormi difficoltà del dopoguerra.

Nel 1951, in occasione del cinquantenario della morte di Giuseppe Verdi, l'Azienda (che nel frattempo aveva mutato nome in A.M.E.T.A.G.) ricostruì completamente gli impianti elettrici del Teatro Regio che risalivano agli inizi del secolo, adeguandoli alle necessità ed alle norme di sicurezza del tempo.

Nel 1952 si procedette alla trasformazione della rete da 3600 V a 6500 V per aumentare ancor di più l'efficienza della distribuzione. Da allora fu un continuo progredire nella sostituzione delle apparecchiature obsolete e nell'innovazione, che ci ha condotto sino ai giorni nostri.